Kona King Khauna: ho avuto modo di averla in prova per alcuni giorni. Premetto che non sono mai stato un fan dei telai in carbonio, ma visto le geometrie e la realizzazione che oltre ad essere esteticamente interessante, sembra anche robusta, ho voluto toccare con mano per vedere cosa mi sto perdendo nel non pedalare una front come questa, visto che invece le front 29er mi piacciono molto e nonostante usi spesso e volentieri una full come la Norco Shinobi, sono la mia scelta sui molti percorsi.

Il telaio è il top di gamma offerto da Kona per le front, offre alcune caratteristiche degne di nota come lo sterzo conico integrato, movimento press-fit, perno posteriore 142×12 e attacco freno Post-mount ovvero quelle che sono oggi le evoluzioni tecnologiche dei moderni telai da MTB. L’ estetica del telaio è abbastanza “affilata” con i tubi profilati a spigolo, degno di nota il down tube che nella giunzione con lo sterzo ed il mov. centrale crea delle zone massicce e robuste. Il carro posteriore ha un ampio passaggio ruota, anche se i foderi rettilenei mi ricordano uno stile un po’ hold fashion.

Montata con un misto SRAM X7, cambio X9, freni X5 180-160 – forcella REBA RL da 100mm con QR15mm. Ruote Easton XC29 con gomme Maxxis Ikon 29×2.2 e altri componenti marchiati Kona tra cui un largo manubrio da 710mm. Il peso verificato con bilancia Park Tool senza pedali è di 10,70 kg.

La taglia provata da 19” ha le seguenti misure:
Tubo sella: 483mm
Tubo orizzontale: 609mm
Tubo sterzo: 120mm
Angolo sella: 73°
Angolo sterzo: 70°
Carro posteriore: 440mm
Passo 1107mm
Altezza Mov. Centrale 310mm

Dalla geometria si denota che i progettisti Kona hanno seguito le loro idee nel realizzarere questa bike. In prova però i numeri sulla carta, che farebbero pensare ad una bike poco maneggevole, sono decisamente smentiti e la KKK risulta performante e maneggevole; anche perché la forcella che mi sembra custom per Kona, non solo per la colorazione, ma anche per il rake (diverso dagli altri modelli e dalle Rock Shox a catalogo) che come dichiarato da Kona è infatti di 48mm. La differenza si sente: il rake è “allungato” e i 48mm velocizzano lo sterzo senza pregiudicare la stabilità sul veloce dove la KKK non si scompone e da una bella sensazione di sicurezza e velocità (il G2 di Fisher ha fatto scuola ?). Anche le gomme da 2.2 danno il loro apporto nell’ assorbire le asperità (però se fossero tubeless sarebbe ancora meglio !) , ma la parte del leone la fa senz’ altro il telaio in carbonio che assorbe davvero bene e mitiga la sensazione di “rimbalzo” della ruota posteriore tipica delle front.

Anche in salita ed in pedalata il rendimento è buono e non sento la mancanza di un rapporto più agile del 26-36 anche per salire sulle rampe più ripide, anzi spesso mi accorgo di essere sul pignone inferiore a quello che pensavo. Altrettanto le scorrevoli gomme Ikon mi hanno stupito per tenuta e grip anche sull’ umido e bagnato. Vanno però in crisi sul fango dove non scaricano e vai … si parte via su tutte e due le ruote ! Si perché questa KK mi è davvero piaciuta, tanto che ho rifatto più volte lo stesso giro con la bella discesa della 600 sulla collina di TO, cercando ad ogni giro di spingerla sempre più al limite, proprio dove si allenava anche Stefano “Miglio” quando correva la coppa del mondo di DH … e chissà se adesso ci è andato con una 29er Kona ?

Direi però che grossi limiti non ce ne sono, per il mio stile di guida avrei solo preferito una pipa manubrio più corta ed una gomma anteriore un po’ più cattiva per osare ancora qualche sponda in più. La geometria è come piace a me, sterzo aperto e carro corto, una formula che funziona molto bene rendendo la bike stabile sul veloce dove si mangia bene gli ostacoli tanto che ho osato anche qualche salto … la fork da 100 ha fatto tutto il suo lavoro (nonostante il settaggio duro e con poco carico negativo) ed il carro posteriore ha assorbito davvero bene !

In curva il comportamento è neutro, forse non agilissimo rispetto a chi è ancora abituato alla 26”, ma neppure pigro. Hei … però stiamo parlando di una 29er che va guidata come una 29er , ovvero sfruttando al meglio le caratteristiche di stabilità e grip e la geometria proposta da Kona IMHO è proprio quella giusta per gustare al meglio una 29er: una volta presa la mano ci si può permettere di entrare in curva davvero veloci con la sensazione di un avantreno sempre ben piantato a terra, qualunque sia la condizione del fondo: si ci siamo !

Direi quindi una bella XC-Trail bike, confortevole e pedalabile anche per giri lunghi, buon rendimento in salita e divertente in discesa (ovviamente sto parlando di percorsi di media difficoltà, non di AM da Shinobi).

Certo così come è montata non è una agonista pura con cui presentarsi al via della coppa del mondo, ma (visto che è disponibile anche il solo telaio ad un prezzo interessante di 1200 euro) se la si volesse rendere decisamente più racing ready ovvero più reattiva ma anche un po’ più “nervosa” si potrebbe sempre montare un manubrio in carbonio un po’ più stretto, forcella da 80mm o addirittura montarci una rigida (visto l’ angolo sterzo in origine e la robustezza del telaio), ruote tubeless più leggere evvai !

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